PENSIERI E PAROLE


La moderna indulgenza per l'amico che tradisce

Nell'abisso più profondo dell'Inferno, nella bocca stessa di Lucifero, segno che ai suoi occhi si tratta della colpa più grave, Dante non mette Caino che ha ucciso il fratello, non mette gli eretici, mette i traditori. E precisamente quelli che hanno tradito il loro capo e il loro amico: Bruto e Cassio che hanno tradito Cesare e Giuda che ha tradito Cristo.

Oggi la nostra sensibilità è molto cambiata.

Usiamo la parola tradimento solo per indicare quello amoroso o sessuale; poca cosa per Dante che lo colloca fra i peccati di lussuria. Non diciamo più che è un traditore il collega che ti denuncia per fare carriera al tuo posto o l'alleato politico che passa al nemico o chi ti ha promesso un affare e poi lo fa con un altro. Li consideriamo fatti normali, si sa come è la vita.
Dante si riferisce a un sentimento elementare come quello che prova il bambino tradito dall'amico del cuore. Il bambino sa che l'amore è rischio, solo l'amicizia è certezza.

Con l'amico incomincia a emanciparsi dall'onniscienza dei genitori che vedono tutto, a cui deve dire tutto. Confidandogli i suoi pensieri, i suoi sentimenti, il suo «segreto» si rende una individualità autonoma ed entrambi, facendosi una reciproca promessa di segreto, costituiscono la prima comunità libera fondata sul rispetto della parola. Perciò se l'amico del cuore ti denuncia all'insegnante o ai genitori distrugge la tua fiducia nella possibilità di una comunità di individui liberi.

È da questa prospettiva che possiamo capire Dante. Bruto e Cassio uccidendo Cesare non uccidono un sovrano tribale. Uccidono il capo della loro libera comunità e l'amico che si affida fiducioso a loro. «Bruto era l'angelo di Cesare!» grida Antonio di Shakespeare. Io non credo che la nostra sia un'epoca di grandi virtù morali, anzi penso che la sua tolleranza e il suo silenzio spesso siano solo accettazione del sopruso o una forma di indifferenza e di cinismo. Per questo serve ritornare alle parole antiche.

Ti tradisce l'amico che amavi, che hai aiutato, a cui hai fatto doni, che hai assistito nel pericolo, nella malattia, che è vissuto a casa tua, ha mangiato alla tua mensa, a cui hai confidato tutti i tuoi segreti, che aveva giurato di restare sempre al tuo fianco e che, il giorno in cui sei indebolito o ammalato, ne approfitta per venderti ai tuoi nemici e poi ti insulta, ti perseguita. Non credete che queste cose succedano ancora?

E non vi sembra che debbano essere condannate?

Francesco Alberoni



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