Emile e le canaglie
Ascoltare direttamente la descrizione di un calvario, è profondamente diverso e molto più coinvolgente che sentirla in TV o leggerla su un giornale o su un libro.
L’altra sera abbiamo invitato a cena un nostro amico, che chiameremo Emile per rispettare la sua privacy, un immigrato della Costa d’Avorio che si guadagna da vivere facendo l’operaio edile e che nel tempo ha fatto ogni tipo di lavoro per aiutare la famiglia in Africa.
Emil è scappato anni fa dal suo Paese per sfuggire alla guerra civile in atto da anni e trovare un posto dove vivere dignitosamente, per poi tornare a casa e costruirsi lì un futuro con la sua fidanzata, rimasta in Costa d’Avorio.
Ho chiesto del suo viaggio per raggiungere l’Italia e il suo racconto mi ha svelato - facendomele quasi vivere di riflesso - la crudeltà, l’avidità, la violenza di certi esseri umani che nei confronti del più debole, scatenano le ombre peggiori del loro essere.
Così, aspettando la cena, Emile mi racconta che per avere un passaggio in macchina che lo avrebbe portato in Libia, per poi affrontare il Mediterraneo, ha dovuto pagare un’ingente somma; nel sentire la cifra immaginai si trattasse della cifra complessiva, ma subito mi spiega che era solo la prima trance di una lunga scia di danaro.
Una prima trance che scomparve nel primo posto di blocco al confine col Burkina Fasu.
Li fecero scendere dall’auto, li portarono in una baracca, li perquisirono e rubarono ogni centesimo in loro possesso. Sono che ringraziarono Iddio per non aver perso la vita, giustiziati sul posto.
Senza soldi fu costretto a lavorare. Così racimola altri soldi e arriva in Libia, e qui finisce in galera…..come centinaia di altri…..in cerca di fortuna che hanno attraversato deserti ed hanno subito furti.
I Carcerieri li picchiano e li torturanoper ore e ore con l'obiettivo di scoprire chi ha familiari con risorse economiche da poter depredare.
Dopo qualche incursione nelle celle individuano le “prede” migliori e così comincia un ulteriore mercimonio: vendono i reclusi, definiamoli “benestanti”, ad un mercante di “schiavi” che ne compra 50, per 50mila euro, Emile è tra questi.
Un mercante che li porta in locali fatiscenti, dove saranno costretti a dormire e mangiare come bestie.
A turno, il carnefice, li obbliga Emile ed i suoi compagni di sventura, a telefonare alle proprie famiglie, per richiedere un riscatto che faccia rendere produttivo economicamente l’acquisto di chi vuole semplicemente vivere dignitosamente ed in pace.
La madre del mio amico pagò quanto le venne richiesto e così Emile fu liberato, ma senza un euro in tasca dovette ricominciare a lavorare per potersi permettere di pagare la cifra e affrontare l’inferno del Mediterraneo, su un barcone che galleggiava appena.
Un’odissea di anni solo per raggiungere le sponde mediterranee del nord-Africa.
Non me la sono sentita di chiedere del viaggio della morte che lo portò sulle rive della mia terra, la Sicilia, lì dove cominciarono ulteriori percorsi della passione, prima dal centro di smistamento alla località dove adesso vive e poi dalla questura ai vari avvocati per regolarizzare la sua posizione.
Regolarizzazione non ottenuta per lungo tempo, sballottato da un legale all’altro tutti con la stessa caratteristica, richiedere anticipatamente centinaia di euro, promettendo falsamente soluzioni rapide, ma abbandonando la pratica in qualche schedario o in qualche cassetto del proprio studio.
Fortunatamente qualche anno fa, dopo mille sofferenze che nonostante tutto non gli hanno tolto il sorriso e anche la risata dal viso, Emile incontra un’associazione che si occupa di immigrati.
Lo accolgono nell’appartamento dato in gestione dalla Diocesi e per consentire la rotazione con altri immigrati, gli garantiscono l’ospitalità per sei mesi.
Lui da gran lavoratore qual è, oltre che coltivare la terra e fare il manuale edile per mantenersi, comincia a dare una mano all’associazione che - che con un legale di fiducia e grazie ad una telefonata perentoria della sua Presidente dell’associazione alla Commissione competente - si riesce a sbloccare la pratica dopo mesi e mesi di attesa immotivata.
Una storia così, so’ che è divisiva, ma credo che - al di là delle posizioni pro o contro l’immigrazione - alcune questioni mi sembrano evidenti a tutti:
- I viaggi della speranza o della morte secondo l’esito finale, costano tanto denaro e tanto dolore per chi li compie e per le loro famiglie.
- I mercanti di schiavi sono una piaga che va sconfitta lì dove agisce, cioè in nord africa, magari non pagando gli Stati come la Libia, per bloccare o far tornare indietro le imbarcazioni fatiscenti che traportano i migranti, ma aiutandoli con risorse e mezzi capaci di distruggere il cancro che hanno in casa;
- Anche qualche italiano - oltre che alle canaglie che acquistano e vendono persone - approfitta di queste situazioni di bisogno estremo per far soldi o per sfruttare ulteriormente persone in stato di estremo bisogno. C’è anche chi ha dentro se' talmente tanto odio e rancore, derivanti da un’ignoranza endemica, che come i mercanti di schiavi considera gli immigrati pari agli animali o criminali solo perché sono diversi, sintomo di insicurezza personale che determina paura del diverso, sia esso nero, gay o zingaro.
- In Italia, poi, ci sono gli schiavisti nostrani. Italiani da generazioni che, criminali come quelli libici o africani, sfruttano gli immigrati costretti a raccogliere pomodori a 3 euro a cassetta o fare i manovali dell'edilizia che a volte cadono dai ponteggi - morendo in quanto privi di formazione, protezioni e sicurezza sul lavoro. Falsi "imprenditori” senza etica capaci anche di abbandonare sul ciglio della strada, l’immigrato rimasto feritosi mentre lavorava nella loro azienda, condannandolo così a morte certa.
C’è molto altro su cui riflettere, ma mi sento di porre e pormi due domande:
- Qualcuno può solo immaginare o reputare possibile, che si possa fermare questa onda lunga di
persone, uomini, donne e bambini che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalle bande armate,
dalla desertificazione, dalle carestie, ecc.? Si può essere così ingenui o in malafede?
- Qualcuno può solo pensare che - con tassi di natalità negativi come i nostri e di gran parte
dell’Unione Europea - possa reggere il sistema economico, il sistema pensionistico e il welfare dell'Europa?
Spero che un giorno si affronteranno questi argomenti con la ragione e non con la pancia, sfrondandoli dalle scorie ideologiche di destra o di sinistra che siano.
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