La Belva che è in noi
Scorrere i commenti sui social riguardanti il rogo di Centocelle è veramente da film dell'orrore: "tre di meno", "evviva l'incendio e morte ai rom", "sti zingari fanno fuoco e fiamme", ecc.
Sembra che la "bestia" che è in ognuno di noi, ormai, non ha nessun pudore nel manifestarsi.
L'odio,
il rancore, il livore che si accumula dentro una fascia sempre più
ampia di persone, di cittadini, si riversa così sul "diverso", su colui
che non è omologabile alla cultura dominante trasferita dai mass media
"popolari" alla gran parte delle fasce più deboli della società che
spesso coincidono con le fasce meno attrezzate culturalmente. Il dramma
del razzismo finisce sempre col coincidere con l'ignoranza più crassa di
strati consistenti della società italiana. Ma se queste fasce di
"popolo" hanno come scuse, se pur molto deboli, l'ignoranza e la
marginalizzazione da una parte e la paura di un futuro fatto di povertà e
di esclusione dall'altra, sono veramente qualificabili con i peggiori
aggettivi del vocabolario, quei giornalisti e quei politici che su
queste notizie "lucrano" scoop o voti o carriere personali sul sangue e
sulla morte di altri essere umani.
Spesso
si commenta populisticamente la mancanza di etica dei politici,
facendone di tutta l'erba un fascio, e mai si pone l'attenzione sulla
mancanza di etica che alcuni giornalisti palesano, così come poche volte
si stigmatizza la mancanza di etica di quei politici che - premettendo
il famoso "io non sono razzista" fanno seguire una serie di contumelie
"eleganti lessicalmente", ma terrificanti nei contenuti.
Giornalisti
(?) che inseguono un giornalismo scandalistico e bugiardo che nulla ha a
che vedere col giornalismo di qualità ed etico dei Biagi, dei
Montanelli, ecc., che teneva alto il livello, anche se non se ne
condividevano i contenuti.
Si
assiste ad uno squallido balletto che massacra le persone che
malauguratamente entrano nel tritacarne mediatico di giornalisti falsi e
bugiardi (sì, esiste questo tipo di giornalisti e dirlo serve a
salvaguardare, non a distruggere la libertà di stampa) che per qualche
copia di giornale, libro o apparizione in TV in più, sono disponibili a
prostituirsi al proprio editore o al movimento politico in ascesa,
mentendo spudoratamente attraverso quelle che oggi vengono definite
post-verità.
Altrettanto
squallide e pericolosissime quelle posizioni politiche che per qualche
voto in più e per carriere personali continuano a disseminare bugie
sugli immigrati, sui rom, sui volontari, sulle ONG, ecc.
Parlamentari
Europei che pur percependo uno stipendio pagato con i nostri soldi
buttano fango sull'istituzione di cui sono componenti e che ha evitato
per decenni le guerre a intere generazioni, come la mia.
Politici
che la mattina appartengono a gruppi parlamentari anti-europei e la
sera tentano, fallendo, di passare - per mero calcolo economico e di
convenienza - a gruppi europeisti.
Giornalisti
e politici che parlano alla pancia vuota delle persone più deboli e
meno fortunate, avendo la loro pancia abbondantemente piena e
straripante di cibo costoso e di lusso.
Giornalisti
e politici accomunate dal culto delle post-verità, cioè di un
neologismo che considera la verità una questione di seconda importanza e
la notizia vera non per la sua oggettività, ma sulla base di
sensazioni, di emozioni.
Fortunatamente
ci sono i cittadini di Centocelle che portano fiori sul luogo
dell'orrendo rogo, ci sono i volontari delle ONG che salvano vite in
mare, ci sono medici che per 1.200 euro donano la loro vita
professionale e personale per gli ultimi e potrei continuare
all'infinito.
Fortunatamente
la notte non tutte le vacche sono nere se riusciamo a continuare a
tenere accesa la luce del faro che ancora illumina le tenebre del
post-modernismo.

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