Pace giusta e verità evangelica: Leone XIV rompe il silenzio e chiama la Russia alla conversione
Il Pontefice denuncia l’aggressione russa come ingiusta, sostenendo il popolo ucraino. Una scelta coerente con la dottrina sociale, la teologia della pace e il pensiero cristiano-personalista di Emmanuel Mounier.
La telefonata tra Vladimir Putin e Leone XIV ha segnato non solo un momento politico, ma un passaggio teologico: la fine dell’equidistanza, la riaffermazione della verità evangelica nella storia, e il primato della giustizia nella costruzione della pace.
Con parole sobrie ma non neutre, il nuovo Papa ha affermato con chiarezza che “è la Russia che deve compiere un gesto che favorisca la pace”. È un cambio di rotta netto rispetto alla cautela diplomatica del pontificato precedente, che pur condannando l’invasione, cercava un punto di equilibrio tra Kyiv e Mosca. Leone XIV, invece, si schiera con chiarezza: la pace non nasce dal compromesso tra vittima e carnefice, ma dalla conversione di chi ha infranto la giustizia.
Questa posizione trova solide radici nella Dottrina sociale della Chiesa, in particolare nella Pacem in Terris di Giovanni XXIII, dove si afferma che la pace è opera della giustizia e che “non può esserci pace vera se non è fondata sulla verità, sulla giustizia, sull'amore e sulla libertà” (PT, 18). La verità di una guerra, quindi, va nominata: non basta pregare per la pace, bisogna denunciare l’ingiustizia.
È ciò che Leone XIV ha fatto nel suo primo Regina Coeli, quando ha parlato del “martoriato popolo ucraino” e ha chiesto la liberazione dei bambini e dei prigionieri. E lo ha ribadito incontrando l’arcivescovo Sviatoslav Shevchuk: “Io sono con il popolo ucraino”, ha detto. Non per strategia geopolitica, ma per fedeltà al Vangelo.
In questa scelta risuona il pensiero di Emmanuel Mounier, filosofo cristiano e testimone del Novecento, secondo cui la pace non è un’assenza di conflitto, ma una tensione verso la verità e la libertà della persona. Mounier scriveva che “una neutralità tra l’ingiusto e il giusto è sempre un’ingiustizia travestita”. Per questo Leone XIV rifiuta di porsi in una posizione di falsa equidistanza: chi ha aggredito deve fare il primo passo. È una lettura evangelica della storia, non un giudizio ideologico.
Mounier, nei suoi scritti sulla guerra e sulla resistenza, sosteneva che il cristiano non può mai separare la carità dalla verità, e che l’umanesimo cristiano deve farsi carne nelle scelte concrete. È ciò che fa Leone XIV quando spinge la Chiesa a non restare spettatrice muta dei crimini contro l’umanità, come ha denunciato il cardinale Robert Prevost parlando di “invasione imperialista russa”.
Anche sul piano teologico, la posizione del Papa trova conferma in una lunga tradizione. Già Sant’Agostino, padre della dottrina della guerra giusta, insegnava che una guerra può essere giusta solo in difesa dei deboli e per ristabilire la giustizia violata (Contra Faustum, XXII, 74). Non c'è giustizia, quindi, in una guerra di conquista o di dominio culturale.
Il Concilio Vaticano II ha poi aggiornato questa visione nella Gaudium et Spes, riconoscendo il diritto alla legittima difesa armata quando “tutte le possibilità di una soluzione pacifica siano state esaurite” (GS 79), ma condannando ogni forma di aggressione imperialista. In questo senso, dire che la Russia ha aggredito non è solo un dato storico, ma una valutazione morale fondata sulla teologia della pace.
La scelta di Leone XIV rafforza la dimensione profetica della Chiesa nel mondo. Non è solo un’opzione diplomatica: è una testimonianza di fedeltà al Vangelo della giustizia. È il Vangelo che ci insegna che “beati gli operatori di pace” (Mt 5,9), ma anche che la pace non è mai disgiunta dalla croce della verità.
Il Papa invita così la Russia a un gesto di pace, che in termini evangelici è un atto di metanoia, di conversione. Non un’umiliazione politica, ma un ritorno all’umano. Ed è in questo orizzonte che si colloca anche l’appello alla libertà religiosa per tutte le confessioni, compresa quella ortodossa in Ucraina, senza che tale richiesta diventi un alibi per chi nega la libertà degli altri popoli.
Leone XIV afferma che la pace non può essere neutra, né astratta. È giustizia incarnata. È verità condivisa. È ascolto del grido dei popoli, e scelta preferenziale per le vittime. Ecco perché, nel tempo della guerra, il Vangelo non chiede equilibrio, ma coraggio. Il coraggio di dire che, per iniziare la pace, qualcuno – in questo caso Mosca – deve per primo rinunciare al male.
Come avrebbe detto Mounier, “non si costruisce nulla sulla menzogna: neanche la pace”.
Pietro Giordano
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