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L’Europa senza scudo: perché l’Ucraina è la nostra guerra e la sinistra italiana non se n’è accorta

La difesa di Kyiv è la difesa dell’Europa, ma nel dibattito italiano—soprattutto a sinistra—manca una visione strategica: si è preferito rifugiarsi nel pacifismo identitario invece di comprendere che la sicurezza del continente dipende da questa battaglia.

 

L’Unione Europea non può più essere uno spettatore armato. La guerra in Ucraina ha reso evidente ciò che per anni si è finto di non vedere: senza gli Stati Uniti, l’Europa non è capace di difendere sé stessa. Non lo è militarmente, non lo è energeticamente, non lo è tecnologicamente. E se Kyiv dovesse cadere, il vuoto di sicurezza diventerebbe il problema più urgente della nostra epoca.


Il compito dell’UE è diventare finalmente il garante della propria difesa. Finora il peso dello sforzo militare è ricaduto quasi interamente su Washington. L’Europa ha contribuito, ma non ha una struttura capace di sostenere un conflitto di questa portata: manca un comando operativo, manca un’industria bellica integrata, manca una strategia comune. Se gli Stati Uniti rallentano, Kyiv vacilla. E quando Kyiv vacilla, vacilla anche Varsavia, Tallinn, Vilnius, l’intera architettura di sicurezza europea.


In questo scenario, pesa come un macigno l’assenza politica della sinistra italiana. Non solo perché è mancata una visione chiara, ma perché si è scelto un riflesso pavloviano: rifugiarsi nel pacifismo identitario, trasformare la parola “pace” in un espediente retorico, scambiare il ritiro dell’Occidente con una soluzione diplomatica. Una parte consistente del progressismo italiano ha parlato dell’Ucraina come di un incidente geopolitico, non come della linea del fronte della democrazia europea. E ha finito per fare proprie, spesso senza accorgersene, narrazioni indistinguibili da quelle che Mosca diffonde nei media europei da anni.

La guerra, invece, non si ferma con gli slogan, né con il neutro equilibrismo che opacizza aggressori e aggrediti.


La dipendenza europea dagli Stati Uniti non è solo militare. Sul piano energetico l’Europa ha sostituito il gas russo con il GNL americano, un miglioramento obbligato ma non privo di squilibri. Sul piano tecnologico, il continente resta indietro su semiconduttori, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali. Una sinistra davvero europea avrebbe dovuto cogliere questa guerra come la prova più evidente dell’urgenza di una sovranità moderna: energetica, industriale, digitale, militare. E invece si è limitata a discutere di pace in astratto, senza mai affrontare la questione decisiva: l’Europa deve essere in grado di difendere sé stessa.


Il mondo nel quale questa guerra si svolge non è più quello dei decenni passati. È un mondo multipolare, dove la Russia tenta di modificare i confini con la forza, la Cina osserva e approfitta, l’America oscilla tra impegno e isolazionismo. In questo contesto, l’Europa deve evitare di diventare o un satellite americano o una preda russa o un mercato tecnologico dipendente da Pechino. La via obbligata è quella dell’autonomia cooperante: avere forze proprie senza rinunciare alle alleanze.


Se l’Ucraina perde, il messaggio per il mondo è devastante: le autocrazie vincono, la forza paga, le democrazie arretrano. La linea del fronte si sposterebbe più a ovest, gli Stati baltici sarebbero i prossimi, la NATO diventerebbe vulnerabile, la sicurezza energetica e alimentare globale entrerebbe in una fase di instabilità permanente. Difendere Kyiv significa difendere l’idea stessa di Europa: uno spazio fondato sul diritto, non sulla violenza; sulla libertà, non sul dominio; sulla scelta dei popoli, non sui diktat dei potenti.


L’Europa oggi ha l’occasione – e la necessità – di diventare adulta. In questo passaggio storico, sorprende e preoccupa che una parte della sinistra italiana continui a guardare alla guerra con gli occhi del Novecento, incapace di accorgersi che questa volta la pace non è un compromesso a ribasso imposto all’aggredito, ma il risultato di una difesa efficace dell’aggredito stesso. Senza l’Ucraina, non c’è un’Europa sicura. E senza un’Europa sicura, la sinistra che parla ai giovani, ai lavoratori, ai diritti e alle libertà non avrebbe più nemmeno lo spazio storico per esistere.


La difesa dell’Ucraina è la difesa dell’intero continente. È tempo che l’Europa — e anche la sinistra italiana — lo riconoscano fino in fondo.

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